L’emozione in una Galleria storica.

“Quando passeggio per i musei vengo pervaso da una legittima sensazione di orgoglio. Essi sono l’esempio vivente del recupero della nostra memoria storica su molteplici versanti. E continuano a essere embrioni del futuro, brodo di coltura per molte vocazioni, ispirazione per i migliori sentimenti e anche contenitori di uno dei massimi piaceri che ci riserva la vita: l’apprendimento attraverso la contemplazione della bellezza.”

Adan Martin Menis

 

In molti luoghi oggi è possibile vivere l’emozione dell’immersione nella storia. Il museo, con il suo passato e le sue collezioni, è uno di questi: un luogo di ispirazione, di educazione, di elevazione della cultura, della dignità e della qualità delle persone.

 

Emozione e bellezza quindi, oltre alla conoscenza scientifica, sono stati i motori che hanno portato alla progettazione e all’allestimento della nuova Galleria storica.

Così, accanto all’esposizione di importanti reperti come i diorami di Savi, la collezione malacologica di Gualtieri, i modelli in vetro di invertebrati marini di Blanschka e molto altro, la galleria ha cercato di mostrarsi con un vestito legato allo stupore, alla meraviglia, all’emozione.

Un filo conduttore fatto di citazioni storiche scritte a mano sulle pareti accompagna il visitatore lungo tutto il percorso espositivo, la ricostruzione dello studio-laboratorio di Paolo Savi lo invita a sedersi, a immergersi nella storia e immedesimarsi nel personaggio (e volendo anche a farsi un selfie) e, alla fine, la Wunderkammer seicentesca lo accoglie in un mondo fatto di reperti naturali e di oggetti curiosi e stravaganti.

 

Se volete, venite a visitarla. Noi, dal canto nostro, speriamo di essere riusciti a far “parlare” la galleria!

 

Concludo con l’augurio che il museo accetti di divenire sempre più un luogo aperto, un luogo di contaminazioni e di elaborazione di nuovi linguaggi, un luogo dove il visitatore si senta coinvolto ed emozionato. Perché, come sostiene Paola Pacetti, “il patrimonio straordinario di oggetti che il tempo ci ha consegnato attende solo di parlare e di raccontare delle storie, frammenti della storia dell’umanità. Questo è il nostro compito, nella Società dell’immagine e dei consumi di massa: ridare la parola al museo che deve divenire un cantastorie moderno che, tuttavia, come gli antichi menestrelli, conosce il sapere e comunica l’emozione, per generare conoscenza e diletto”.

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S.B.