{"id":20937,"date":"2021-01-14T08:40:37","date_gmt":"2021-01-14T07:40:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.msn.unipi.it\/?p=20937"},"modified":"2021-02-04T11:05:06","modified_gmt":"2021-02-04T10:05:06","slug":"breve-storia-della-tassidermia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.msn.unipi.it\/it\/breve-storia-della-tassidermia\/","title":{"rendered":"Breve storia della tassidermia"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_20947\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/gestro.jpg\" data-lbwps-width=\"335\" data-lbwps-height=\"499\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/gestro-302x450.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20947\" class=\"wp-image-20947 size-thumbnail\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/gestro-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20947\" class=\"wp-caption-text\">Uno dei primi manuali di tassidermia in lingua italiana.<\/p><\/div>\n<p>Il significato etimologico del termine tassidermia \u00e8 <strong>ordinamento<\/strong>, <strong>disposizione della pelle<\/strong>.<\/p>\n<p>Nella sua forma pi\u00f9 ancestrale il procedimento era praticato gi\u00e0 dall&#8217;uomo preistorico per la concia delle pelli ad uso di vestiario od altro e per la creazione di monili decorativi. Un particolare tipo di tassidermia era quello praticato dagli egiziani, pi\u00f9 propriamente detta <strong>imbalsamazione<\/strong>, in quanto faceva uso di oli e balsami che venivano fatti assorbire dai corpi dopo una appropriata disidratazione, al fine di eliminare la maggior quantit\u00e0 di liquidi con l&#8217;utilizzo del natron, che \u00e8 un carbonato di sodio.<br \/>\nAltro tipo di conservazione della pelle e dei corpi organici si ottiene con la <strong>mummificazione<\/strong>, ovverosia una disidratazione che pu\u00f2 avvenire anche spontaneamente in ambienti o molto asciutti, (mummie peruviane) o anche umidi ma con un indice di acidit\u00e0 molto alto e in assenza di ossigeno (torbiere: famosa la testa ritrovata in Danimarca).<br \/>\nLa <strong>pietrificazione<\/strong> e la molto pi\u00f9 recente <strong>plastinazione<\/strong> sono invece due metodi che consentono la conservazione di parti anatomiche complete, la prima tramite bagni fissativi e sali inorganici (Silicato di potassio), la seconda tramite l&#8217;iniezione attraverso i vasi sanguigni e immersione in soluzioni varie di siliconi.<br \/>\nLa tassidermia nel suo significato pi\u00f9 complesso ed attuale differisce dalla semplice conservazione di corpi organici, ma denota l&#8217;abilit\u00e0 di ricostruire forme e atteggiamenti di animali viventi, partendo dal corpo di un animale morto, dopo aver effettuato vari trattamenti atti alla conservazione nel tempo. Si pu\u00f2 dunque parlare sia di una funzione artistica della tassidermia, in quanto tesa ad evocare un senso di bellezza estetica attraverso l&#8217;imitazione della natura, sia di una funzione scientifica, in quanto supporto essenziale per lo studio, il collezionismo e la conservazione a scopo didattico.<\/p>\n<p>La tassidermia intesa come arte ornamentale o come tecnica a scopo di studio risale a oltre 4 secoli fa. La prima collezione documentata fu realizzata in Olanda nella prima met\u00e0 del XVI secolo: un nobile aveva trasportato via nave numerosi esemplari di uccelli che per\u00f2 morirono durante il viaggio. Dopo numerosi tentativi per conservare le loro pelli, svuotate dei corpi ed imbottite con spezie varie, alla fine gli esperimenti andarono a buon fine. Alcuni esemplari, montati su piedestalli, si conservarono per alcuni anni, anche se esteticamente erano molto lontani e pi\u00f9 grezzi delle attuali preparazioni.<br \/>\nIl fiorente mercato con le Indie Orientali e con il Nuovo Mondo e la curiosit\u00e0 suscitata dall&#8217;arrivo di animali esotici con l&#8217;arrivo di merci stimolarono i ricchi commercianti e i signori ad organizzare raccolte di materiale esotico per incrementare le loro collezioni di \u201cproduzioni animali\u201d.<br \/>\nE&#8217; proprio in questa fase storica che nasce il concetto di <strong>museo<\/strong>, che allora si identificava come una <em>\u201craccolta di oggetti preziosi, di rarit\u00e0 peregrine e di curiosit\u00e0 della natura\u201d<\/em>. E tale attivit\u00e0 si trova ben espressa nella definizione di <strong>wunderkammern<\/strong>, o <strong>camere delle meraviglie<\/strong> (di cui abbiamo una bella ricostruzione nel nostro Museo).<br \/>\nTipiche delle antiche collezioni del XVI e XVII secolo, queste serie di materiali erano conservate in locali appositi di case private e costituivano una bizzarra ed eterogenea raccolta di pezzi rari ed esotici. Tuttavia i materiali esposti avevano pi\u00f9 una funzione di decoro che una funzione di raccolta sistematica di reperti naturali.<br \/>\nTra queste collezioni possiamo citare il museo di Ferrante Imperato (1599) a Napoli, il Museo di Olao Warm (1655) a Copenaghen, il Museo di Manfredo Settala (1666) a Milano e il Museo di Francesco Cospi (1677) a Bologna.<\/p>\n<p>Le tecniche tassidermiche di questo periodo non erano per\u00f2 ancora molto evolute, tant&#8217;\u00e8 vero che il pi\u00f9 antico esemplare montato tuttora esistente (1702) \u00e8 un pappagallo grigio africano appartenuto alla duchessa di Richmond, attualmente esposto nell&#8217;Abbazia di Westminster, a Londra.<br \/>\nDa recenti indagini effettuate con i raggi X si \u00e8 potuto osservare che l&#8217;animale era stato preparato lasciando al suo interno lo scheletro completo, la lingua e la trachea, parti che con le tecniche successive vengono totalmente eliminate.<br \/>\nUn miglioramento delle tecniche avverr\u00e0 a met\u00e0 del &#8216;700, grazie anche alla formulazione di una <strong>pomata arsenicale<\/strong>, successivamente modificata e perfezionata, che permetteva una concia e una inattaccabilit\u00e0 da parte delle tarme. Tale pomata, ideata dal farmacista Jean Baptiste Becoer, verr\u00e0 utilizzata fino agli anni &#8217;60 del secolo scorso, per essere poi soppiantata da altre paste concianti a base di borace, meno pericolose per l&#8217;utilizzatore.<br \/>\nNel &#8216;700 vengono pubblicati i primi trattati di tassidermia (R\u00e9amour 1748, Abb\u00e8 Menasse 1786), ancora incompleti ma sufficienti a stimolare un approfondimento del mondo naturale.<br \/>\nCon la decima edizione del &#8220;Systemae Naturae&#8221; di Linneo, le grandi spedizioni scientifiche e le pi\u00f9 evolute tecniche tassidermiche sorgono i primi veri e propri musei privati e non, con finalit\u00e0 didattiche e scientifiche: Charles Wilson Peale (1741-1827) fonda il primo Museo di Scienze Naturali a Philadelphia, William Bullok fonda un museo a Liverpool, Charles Watertone, inglese, noto anche per la sua eccentricit\u00e0 ma soprattutto perch\u00e9 fece conoscere gli effetti del curaro, il tedesco Johann Naumann, fondatore della moderna ornitologia europea.<br \/>\nQuesto \u00e8 il periodo in cui il museo naturalistico subisce una vera maturazione come istituzione scientifica, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo della zoologia sistematica e dell&#8217;anatomia comparata. Tuttavia resta un luogo di cultura, estraneo alla funzione sociale.<br \/>\nNell&#8217;800 esplode la diffusione della tassidermia, non solo a scopo scientifico ma anche per la sua applicazione al gusto estetico dell&#8217;epoca: \u00e8 il periodo in cui nascono i tavolini-bar ricavati da una zampa di elefante, le posate con i manici formati da chele di crostacei, i candelabri con la base composta da zampe di ungulati.<\/p>\n<div id=\"attachment_20938\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward.png\" data-lbwps-width=\"1950\" data-lbwps-height=\"1100\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-450x254.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20938\" class=\"wp-image-20938 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-450x254.png\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-450x254.png 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-1024x578.png 1024w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-768x433.png 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward-1536x866.png 1536w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/roland-ward.png 1950w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20938\" class=\"wp-caption-text\">Sulla destra Rowland Ward, tassidermista inglese dell&#8217;800, i cui<br \/>laboratori sono tuttora attivi a Londra. Sulla sinistra un<br \/>esemplare di orso in una delle preparazioni bizzarre tanto in voga nel<br \/>&#8220;periodo vittoriano&#8221; del Regno Unito.<\/p><\/div>\n<p>E&#8217; questo il periodo in cui si affermeranno anche i migliori tassidermisti italiani, tra i quali fa piacere ricordare Paolo Savi, naturalista, studioso, ma anche abilissimo tassidermista, che ha realizzato numerosi preparati presenti nelle collezioni del Museo. Col tempo le tecniche si sono sempre pi\u00f9 affinate, grazie anche all&#8217;introduzione di nuovi materiali che ne hanno sostituito altri che avevano il grosso difetto di essere igroscopici e soggetti all&#8217;attacco di tarme ed altri insetti.<\/p>\n<div class=\"mceTemp\"><\/div>\n<div id=\"attachment_20940\" style=\"width: 371px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/savi.jpg\" data-lbwps-width=\"481\" data-lbwps-height=\"600\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/savi-361x450.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20940\" class=\"wp-image-20940 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/savi-361x450.jpg\" alt=\"\" width=\"361\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/savi-361x450.jpg 361w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/savi.jpg 481w\" sizes=\"auto, (max-width: 361px) 100vw, 361px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20940\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Savi, naturalista e bravissimo tassidermista che<br \/>molto ha contribuito all&#8217;arricchimento delle collezioni del Museo di<br \/>Storia Naturale dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa.<\/p><\/div>\n<p>Ecco dunque comparire fibra sintetica al posto del cotone e della stoppa, stucchi acrilici ed epossidici al posto di stucchi a base di colla e gesso, poliuretano espanso al posto della cartapesta con cui si realizzavano i manichini di medi e grandi animali. Anche gli occhi artificiali, in vetro o in resina, hanno raggiunto un livello di fedelt\u00e0 che li rende spesso indistinguibili da quelli veri.<\/p>\n<div id=\"attachment_20944\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800.jpg\" data-lbwps-width=\"1200\" data-lbwps-height=\"630\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800-450x236.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20944\" class=\"wp-image-20944 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800-450x236.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800-450x236.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800-768x403.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/imbalsamatore-dell800.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20944\" class=\"wp-caption-text\">Un tassidermista di fine &#8216;800 mentre d\u00e0 gli ultimi ritocchi alla preparazione di un avvoltoio degli agnelli.<\/p><\/div>\n<p>Inoltre l&#8217;utilizzo di questi materiali ha permesso la realizzazione di esemplari che, oltre ai vantaggi gi\u00e0 nominati, presentano la leggerezza e la possibilit\u00e0 di ottenere posizioni e atteggiamenti una volta difficilmente ottenibili.<br \/>\nTutto ci\u00f2 ha permesso di rendere pi\u00f9 efficace e didatticamente pi\u00f9 valida l&#8217;esposizione degli esemplari montati. Una metodologia espositiva utilizzata da molto tempo nei grandi musei americani (magnifica la sala dei grandi animali africani al Museum of Natural History di New York, realizzata da Carl Akeley) e pi\u00f9 recentemente in quelli europei, \u00e8 quella dei diorami, ovvero l&#8217;esposizione dei vari esemplari nei loro ambienti naturali, ovviamente ricostruiti, permettendo l&#8217;osservazione completa delle varie comunit\u00e0 biologiche.<\/p>\n<div id=\"attachment_20942\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carl-akeley.jpg\" data-lbwps-width=\"632\" data-lbwps-height=\"327\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carl-akeley-450x233.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-20942\" class=\"wp-image-20942 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carl-akeley-450x233.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carl-akeley-450x233.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/carl-akeley.jpg 632w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-20942\" class=\"wp-caption-text\">Carl Akeley, padre della moderna tassidermia, mentre controlla il calco effettuato ad un gorilla.<\/p><\/div>\n<p>In questa direzione si \u00e8 orientata anche la scelta del Museo di Storia Naturale dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, permettendo anche, dopo un opportuno restauro, l&#8217;utilizzo di numerosi esemplari finora relegati in anguste vetrine o, peggio ancora, nascosti in qualche magazzino in attesa di tempi migliori.<br \/>\nDa tutto ci\u00f2 si pu\u00f2 facilmente constatare come il nuovo obiettivo del museo naturalistico miri a una pi\u00f9 ampia fruizione da parte del pubblico.<\/p>\n<p>R. C.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il significato etimologico del termine tassidermia \u00e8 ordinamento, disposizione della pelle.<br \/>\nNella sua forma pi\u00f9 ancestrale il procedimento era praticato gi\u00e0 dall&#8217;uomo preistorico per la concia delle pelli ad uso di vestiario od altro e per la creazione di monili decorativi. 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