{"id":21050,"date":"2021-01-26T13:53:59","date_gmt":"2021-01-26T12:53:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.msn.unipi.it\/?p=21050"},"modified":"2021-03-05T09:12:29","modified_gmt":"2021-03-05T08:12:29","slug":"la-tassidermia-ieri-e-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.msn.unipi.it\/it\/la-tassidermia-ieri-e-oggi\/","title":{"rendered":"La tassidermia, ieri e oggi"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;arte della tassidermia resta ancora oggi il miglior <strong>metodo di conservazione dei vertebrati<\/strong>, in particolare pesci, uccelli, rettili e mammiferi. Questa tecnica ne mantiene forme e colori originali, diventando in tal modo un valido aiuto per lo studio della zoologia.<\/p>\n<div id=\"attachment_21062\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino.jpg\" data-lbwps-width=\"940\" data-lbwps-height=\"788\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino-450x377.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21062\" class=\"size-medium wp-image-21062\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino-450x377.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino-450x377.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino-768x644.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/ocelot-berlino.jpg 940w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21062\" class=\"wp-caption-text\">Ocelot.<\/p><\/div>\n<p>Va da s\u00e9 che per ottenere validi risultati il tassidermista deve essere dotato di una grande pazienza, ottima manualit\u00e0, spirito di osservazione, oltre a non essere sensibile alla vista del sangue e all&#8217;effluvio di odori non proprio gradevoli&#8230;<br \/>\nIl primo passo consiste nel prendere una serie di <strong>misurazioni dell&#8217;animale in esame<\/strong>, nonch\u00e9 <strong>annotazioni su peso, colore occhi e parti carnose in vista <\/strong>(per i pesci indispensabili le foto di tutto il corpo), <strong>data e localit\u00e0 di raccolta<\/strong>. Oggigiorno abbiamo in aiuto la fotografia, ma nei secoli scorsi si faceva uso solamente di disegni o pitture. Dopodich\u00e9 si passa alla seconda fase, che consiste nell&#8217;<strong>asportare<\/strong>, dopo una o pi\u00f9 incisioni, tutta <strong>la massa carnosa e lo scheletro dell&#8217;esemplare<\/strong>.<br \/>\nNelle vecchie tecniche si conservavano, attaccati alla pelle, anche il cranio e le ossa degli arti anteriori e posteriori. Attualmente, come vedremo, questi saranno sostituiti da arti e crani artificiali.<br \/>\nUna volta che la pelle risulta completamente libera dal resto del corpo, si passa all&#8217;asportazione dei tessuti muscolari degli arti e alla pulizia del cranio. Quindi si asportano cartilagini e grasso, rendendo cos\u00ec la pelle pronta per il prossimo passo: la concia.<br \/>\nLa<strong> concia<\/strong> consiste nell&#8217;immersione della pelle in una soluzione di sali minerali che serve a renderla imputrescibile e inattaccabile da tarme e muffe.<br \/>\nUna volta uscita dalla concia, <strong>la pelle \u00e8 pronta per essere \u201cmontata\u201d<\/strong>, come si dice in termine tecnico.<\/p>\n<p>Per questo passaggio, nel corso del tempo, la tecnica si \u00e8 modificata fino ad arrivare a quella che conosciamo oggi.<\/p>\n<div id=\"attachment_21060\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2.jpg\" data-lbwps-width=\"1072\" data-lbwps-height=\"800\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2-450x336.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21060\" class=\"wp-image-21060 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2-450x336.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2-450x336.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2-1024x764.jpg 1024w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2-768x573.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/vecchia-tassidermia-2.jpg 1072w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21060\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;arte della tassidermia.<\/p><\/div>\n<p>Per esemplari della grandezza fino a una volpe, dopo aver ricostruito con creta le parti asportate del cranio, in principio si procedeva con l&#8217;armatura in filo di ferro di adeguata misura degli arti, che venivano collegati ad una armatura centrale che comprendeva anche coda e cranio. A questo punto, tramite pinze e attrezzi vari, utilizzando stoppa, truciolo ed altro, la pelle veniva imbottita fino a raggiungere pi\u00f9 o meno le dimensioni naturali. Si ricucivano le incisioni, si posizionava l&#8217;esemplare su un supporto e gli veniva data la posizione che era stata precedentemente scelta. Aiutandosi con spilli, legamenti vari dall&#8217;esterno e con assicelle di legno, il preparatore cercava di ottenere cos\u00ec il risultato migliore allora permesso. Poi si metteva ad asciugare la preparazione, si inserivano gli occhi artificiali e ad asciugatura avvenuta si toglievano tutti i supporti esterni e si passava alla ricoloritura delle parti carnose. Questa era la tecnica detta di <strong>\u201cimbottitura a sacco\u201d<\/strong>.<br \/>\nAnche se sul momento questi preparati potevano apparire validi, col passare del tempo la pelle per\u00f2 tendeva ad assorbire l&#8217;umidit\u00e0 e a far assumere ai preparati la forma di \u201ctubi di stufa\u201d.<\/p>\n<p>Ecco quindi che arriviamo al passo successivo: avendo gi\u00e0 ben chiara la posizione definitiva dell&#8217;esemplare da rimontare, utilizzando legno, rete metallica, tessuto di juta (quello da balle), chiodi, colla e gesso, veniva ricostruito un <strong>manichino<\/strong> sul quale, dopo una verniciatura per renderlo impermeabile, veniva collocata e bloccata la pelle dell&#8217;animale. Una volta essiccata la pelle (possono volerci anche 60 giorni), si ricreavano le parti carnose della bocca e si sistemavano gli occhi artificiali.<\/p>\n<div id=\"attachment_21058\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2.jpg\" data-lbwps-width=\"1602\" data-lbwps-height=\"1151\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-450x323.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21058\" class=\"wp-image-21058 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-450x323.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-450x323.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-1024x736.jpg 1024w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-768x552.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2-1536x1104.jpg 1536w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/occhi-vetro2.jpg 1602w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21058\" class=\"wp-caption-text\">Occhi di vetro.<\/p><\/div>\n<p>Un notevole passo avanti \u00e8 avvenuto quando il grande tassidermista americano <strong>Carl Akeley<\/strong> (1864-1926) sul finire del diciannovesimo secolo ha ideato il metodo tuttora utilizzato, variando solo il tipo di materiali utilizzati. Questo metodo consiste nel realizzare innanzitutto una scultura in creta dell&#8217;esemplare nella posizione desiderata, di seguito si realizzano dei calchi in pi\u00f9 parti (una volta si utilizzava il gesso, oggi si utilizza la vetroresina poliestere o le resine epossidiche), si riassemblano le varie parti e all&#8217;interno dei calchi si ricostruisce un <strong>manichino utilizzando la carta pesta<\/strong>. Tale metodica presentava due grandi vantaggi: la leggerezza e la possibilit\u00e0 di poter ottenere, quando ve ne fosse stata la necessit\u00e0, anche pi\u00f9 di un manichino dello stesso esemplare.<\/p>\n<div id=\"attachment_21054\" style=\"width: 460px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo.jpg\" data-lbwps-width=\"818\" data-lbwps-height=\"540\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo-450x297.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21054\" class=\"wp-image-21054 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo-450x297.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"297\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo-450x297.jpg 450w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo-768x507.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/calco-ippopotamo.jpg 818w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21054\" class=\"wp-caption-text\">Calco di ippopotamo.<\/p><\/div>\n<p>L&#8217;ultimo balzo in avanti nelle tecniche di ricostruzione \u00e8 avvenuto negli anni &#8217;70 circa, quando la cartapesta \u00e8 stata sostituita dal <strong>poliuretano espanso<\/strong>, in varie densit\u00e0, con la garanzia di avere un supporto della pelle inattaccabile da tarme e tarli, e idrofugo.<br \/>\nQuesto ulteriore passo ha consentito la nascita di molte aziende, sopratutto negli USA, che realizzano manichini gi\u00e0 pronti in poliuretano, dallo scoiattolo all&#8217;elefante, nelle varie misure e posizioni!<\/p>\n<div id=\"attachment_21056\" style=\"width: 338px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo.jpg\" data-lbwps-width=\"1495\" data-lbwps-height=\"2048\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-328x450.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21056\" class=\"wp-image-21056 size-medium\" src=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-328x450.jpg\" alt=\"\" width=\"328\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-328x450.jpg 328w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-584x800.jpg 584w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-768x1052.jpg 768w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo-1121x1536.jpg 1121w, https:\/\/www.msn.unipi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/manichini-leopardo.jpg 1495w\" sizes=\"auto, (max-width: 328px) 100vw, 328px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21056\" class=\"wp-caption-text\">Manichini di leopardo.<\/p><\/div>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha portato alla diffusione della tassidermia anche a livello hobbistico, e a farla uscire dai confini dei musei o delle poche aziende artigianali. Prima di congedarmi da questo breve excursus, mi sia consentito per\u00f2 una osservazione: a mio parere il vero tassidermista \u00e8 e resta colui che, partendo da zero, realizza da s\u00e9 il modello, costruisce il manichino e porta a termine il lavoro. Volendo fare un paragone diciamo che per un esemplare tassidermizzato c&#8217;\u00e8 la stessa differenza che esiste tra un abito preconfezionato e uno realizzato su misura da una sartoria&#8230; oppure tra una statua scolpita (Michelangelo!) e una realizzata in uno dei numerosi laboratori, utilizzando un modellino in scala ridotta realizzata dall&#8217; \u201cartista\u201d!!!<\/p>\n<p>R. C.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il Museo di Storia Naturale dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, da sempre attento a questa professionalit\u00e0, ha investito molto nella tassidermia e nel restauro: negli ultimi anni sono stati tassidermizzati nuovi animali provenienti da giardini zoologici e deceduti per cause naturali e soprattutto sono stati recuperati esemplari appartenenti alle collezioni storiche grazie a restauri attenti e precisi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;arte della tassidermia resta ancora oggi il miglior metodo di conservazione dei vertebrati, in particolare pesci, uccelli, rettili e mammiferi. 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