Di che colore erano i dinosauri?

I dinosauri colorano il Museo di Storia Naturale fino ad agosto 2026 

Di che colore erano davvero i dinosauri? Una risposta a questa domanda arriva dalla mostra “Dinosauri”, ospitata al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, nella suggestiva cornice della Certosa di Calci (PI). Qui oltre venti modelli di dinosauri, ricostruiti a grandezza naturale, sfoggiano una palette di colori inaspettata: rosso, giallo, blu, verde, marrone, nero e molte altre sfumature.
La mostra, realizzata dalla società Naturaliter, rimarrà visitabile solo per un altro mese, fino al 31 agosto 2026. 

 

Gli sgargianti antenati degli uccelli

Se chiediamo a qualcuno di immaginare il colore dei dinosauri, le risposte più frequenti sono quasi sempre verde o marrone. Ma perché proprio queste tonalità?
Per molti decenni i dinosauri sono stati immaginati come grandi e lenti “lucertoloni”, simili a rettili moderni come tartarughe, coccodrilli e iguane. A questi animali si ispiravano anche i paleoartisti nella scelta di colori e forme per illustrare l’aspetto dei grandi rettili del passato. Non a caso uno dei primi dinosauri scoperti fu chiamato Iguanodon, ovvero “dente da iguana”.  

A partire dalla seconda metà del Novecento, però, questa visione iniziò a cambiare: i dinosauri vennero reinterpretati come animali attivi e dinamici, spesso ricoperti di piume, molto più simili ai loro moderni discendenti: gli uccelli. Il film Jurassic Park contribuì a diffondere questa nuova immagine presso il grande pubblico, pur mantenendo colori “tradizionali” come verde, marrone e grigio, anche perché all’epoca mancavano prove scientifiche dirette sul colore dei dinosauri. 

 

Quando i fossili rivelano il colore

Circa vent’anni dopo l’uscita di Jurassic Park, la scoperta dei fossili di due piccoli dinosauri teropodi, Microraptor e Sinosauropteryx, ha fornito le prime evidenze concrete sui colori dei dinosauri.
Il Microraptor possedeva un piumaggio iridescente che appariva nero con riflessi blu, simile a quello di corvi, gazze e storni. Il Sinosauropteryx era invece caratterizzato da una colorazione fulvo-rossiccia, con parti più chiare e bande circolari sulla coda, che ricordano quelle di alcuni mammiferi come gatti e lemuri. Entrambe le specie sono esposte al Museo di Storia Naturale. 

Nel 2017 un gruppo di scienziati canadesi ha individuato la presenza di melanina in un fossile di anchilosauro, lo stesso pigmento che colora i nostri capelli. Questa scoperta ha permesso di ricostruire l’animale con una tonalità rosso mattone, ma la ricerca continua! Poiché le testimonianze fossili dirette del colore dei dinosauri si contano ancora sulla punta delle dita. 

È proprio da queste scoperte che prende spunto la mostra “Dinosauri”, proponendo ricostruzioni scientificamente accurate di animali che sembrano “riprendere vita”. Il percorso è arricchito da sei animatronics in grado di muoversi, repliche di fossili e modelli a grandezza naturale di animali estinti, molti dei quali possono essere toccati dai visitatori.  

I colori della mostra raccontano così il cuore della ricerca paleontologica contemporanea: la scienza guida l’immaginazione e quando le prove mancano lascia spazio alla creatività dei paleoartisti. 

 

Non solo dinosauri

Al Museo è possibile visitare non solo il mondo dei dinosauri, ma anche altri affascinanti “mondi perduti”, come la foresta del Carbonifero che cresceva sui Monti Pisani oltre 300 milioni di anni fa o i mari tropicali che ricoprivano la Toscana circa 5 milioni di anni fa. 

Vi aspettiamo!