Come nasce una mascotte: benvenuto (Ag)nano Maone

“La creatività è soprattutto la capacità di porsi continuamente delle domande.”

Piero Angela.

Il Museo, nel suo ruolo di centro di aggregazione e diffusione della cultura, è profondamente legato al territorio e collabora da anni anche con gli Enti locali. In questo periodo Silvia S., naturalista referente per il territorio, sta preparando dei nuovi pannelli per l’itinerario naturalistico dell’Anello di Agnano (San Giuliano Terme), utilizzando la stessa veste grafica che aveva già ideato per i pannelli del Parco della Ricordanza di Montemagno (Calci), seguendo le indicazioni delle colleghe del settore Servizi di Comunicazione e Promozione.

Per questo Parco, creato dai volontari dello Sportello di Agroecologia di Calci su un terreno privato colpito dal terribile incendio del settembre 2018, era stata ideata come mascotte-guida una fenice, simbolo per eccellenza di resurrezione dalle ceneri.

Si è resa quindi necessaria una mascotte-guida anche per l’Anello di Agnano. Inizialmente Silvia S. aveva pensato a un rettile mesozoico, dato che uno degli elementi più importanti di tale itinerario è il sito paleontologico in cui sono state scoperte impronte di vari rettili risalenti a oltre 200 milioni di anni fa, e ne aveva parlato al collega Simone F., incrociato sulle scale.

Simone F. è il referente della collezione di zoologia dei vertebrati e aveva curato l’edizione precedente dei pannelli in qualità di paleontologo. Simone F. aveva proposto qualcosa di diverso, anche una pianta o una roccia, allora Silvia S. aveva prontamente proposto il Nano Maone, utilizzando il termine che Francesca M., professoressa di geologia del Dipartimento di Scienze della Terra, aveva affettuosamente dato al piccolo cumulo di rocce realizzato da Silvia S. nel giardino del Museo dedicato agli ambienti spontanei del Monte Pisano, per rappresentare appunto un maone in miniatura.

(NdAMaone è il termine locale con cui sono indicate le sassaie presenti in varie zone del versante sud-occidentale del Monte Pisano, tra cui Agnano).

Con un rapido scambio di email, la proposta viene presentata a tutto il gruppo di lavoro costituito dalla Direttrice Elena B., dai colleghi paleontologi Simone F. e Chiara S. e dalle colleghe dei Servizi di Comunicazione e Promozione.

L’idea passa quindi dalla mente al braccio esperto di Silvia P., giovane collaboratrice a contratto dalle innumerevoli doti. Silvia P., seguendo le indicazioni di Silvia S. e di Simone F., disegna Nano Maone.

L’illustrazione parte dai veri blocchi spigolosi che costituiscono i maoni, disposti in modo da formare una figura scomposta, in modo simile a Olaf, il pupazzo di neve di Frozen, dato che nei maoni i blocchi sono separati uno dall’altro. Alla figura Silvia P. dà un volto sorridente, aggiunge scarponcini da trekking, un cappello da gnomo e guanti per rendere l’idea delle mani, come insegna la Disney.

Nano Maone è pronto! Silvia S. lo manda via email al gruppo di lavoro per presentazione e approvazione e poi lo inserisce nei pannelli.

Nel momento in cui Silvia S. mette l’illustrazione nel primo pannello, trova un gioco di parole e così diventa: (Ag)nano Maone.

Ma non finisce qui, perché è necessario descrivere anche le paleosassaie, cioè quelle sassaie più compatte, ormai colonizzate dalla vegetazione. Silvia P. inizia quindi a disegnare anche Nonno Maone con i blocchi uniti incrostati di muschi e licheni, sempre munito di scarponcini da trekking, ma aiutato da un bastone. Silvia S. suggerisce di inserire anche una felce, per la precisione un polipodio, specie che vive anche sulle rocce. E così anche Nonno Maone è pronto!

Nessuna Intelligenza Artificiale è stata maltrattata durante la realizzazione di queste illustrazioni.

S.S.

NANO MAONE